Sunday, January 27, 2008

THE WEEKLY TRADE ROUND UP 2

Domenica, nuovo weekly…

Info sul nuovo dei REM, mica pizza e Radiohead…

Eh, lo so, è caduta la DC quindi ora sono tutti preoccupati se si farà un governo provvisorio DC o se si andrà a votare subito per la DC, in effetti non saprei cosa preferire.

È che ci ho provato, in qualche post a dire la mia su queste cose ma per fortuna sono guarito.
Il web ha dato facoltà di espressione all’uomo della strada e poi ci lamentiamo che le cose che dice sono, ehm, da uomo della strada!

Quindi diventiamo tutti tuttologi, seguendo con un 20 anni di ritardo il modello della televisione.
E tutto… Ahimè, tutto non solo perché si pensa di avere cose da dire. Magari, sarebbe comunque umano. Purtroppo io temo che di mezzo ci sia anche una insana, inconscia o conscia, voglia di maggiori ingressi/attenzione, anche da quelli che si reputano duri e puri e fuori da certe meccaniche.

E giù il disoccupato che parla del Papa, lo studente che parla delle elezioni e il laureato che parla di Mastella. A che pro???

Come al solito, seguite il guru.

Cerco di scrivere principalmente delle cose che conosco, alle volte in modo che reputo tutto sommato interessante, come qui. E invece dove faccio il record di commenti???
Sul post che parla di quel joker di un cowboy gay di uno skater doppato.

Siamo sempre a girare la merda nei tubi.
Se volessi, con le conoscenze tecniche, di trucchi e di contenuti che ho ora, potrei arrivare in 3-4 mesi nei primi 100 blog di blogbabel o di altre classifiche, se ne esistono.
Cui prodest?

E invece, una costante involuzione di contenuti in moltissimi blog che un tempo erano molto più specifici.

Parlo banalmente della condizione della donna o dei preti pedofili? Erdäpfel oder Kartoffel?

Parlo banalmente di Mastella o di Veltroni? Erdäpfel oder Kartoffel?

Parlo banalmente di X gadget elettronico o dell’ultima star nuda scandalosa? Erdäpfel oder Kartoffel?

Parlo dei cazzi miei o dei cazzi di mia figlia undicenne che cresce? Erdäpfel oder Kartoffel?

Mi indigno per la spazzatura o per le morti in cantiere? Erdäpfel oder Kartoffel?

It’s about time you wake up!

È morto Jinzo Toriumi, quello di Yattaman, già. Cancro al fegato.

Interessante articolo sul vaccino della polio, l’AIDS e altri giochini.

Mia rece di American Gangster.

Ascolti settimanali:

Modest Mouse We were dead before the ship even sank.
Ok. Li ho ascoltati solo ora. Ok rivedo la classifica, ok. Miglior disco del 2007. Ok.

Electric Wizard Witchcult today. Ecco cosa succede a dare le chitarre ai paleolitici. I riffoni pesanti sono sempre belli da ascoltare ma non c’è un lampo di inventiva, un guizzo, qualcosa…

Yo La Tengo I’m not afraid of you and i will kick your ass. Classe pura.

Chrome Hoof Pre-emptive false rapture. Dance folle dalle più remote regioni infernali. Geniali.

Blood on the wall Awesomer. Copioni ma visto che i Pixies dormono tanto vale ascoltare loro.

Thursday, January 24, 2008

ALIENS VS PREDATOR: REQUIEM (2007)

ALIENS VS PREDATOR: REQUIEM
2007, USA, colore, 86 minuti

Regia: Colin e Greg Strause
Soggetto/Sceneggiatura: Shane Salerno
Produzione: 20th Century Fox

In una cittadina americana del midwest precipita la navicella spaziale dei Predator con a bordo anche degli esemplari di baccelli Alieni e una creatura ibrida "nata" da un Predator fecondato da un alien.

I cittadini della zona, tra i quali un gruppo di cacciatori, sono i primi a pagare le spese (in vite umane) dell'arrivo di queste creature, che hanno invaso i boschi circostanti la città.
Presto interverrà l'esercito, ma con compiti di contenimento e repressione piuttosto che di soccorso e aiuto verso la popolazione civile.
Sarà l'inizio di una lotta per la sopravvivenza senza quartiere...

La buona notizia è che i fratelli Strause sono riusciti a sfornare un film un pochino superiore al precedente, indecente Alien vs Predator.
La cattiva notizia è che nemmeno uno scimpanzè in overdose di Prozac sarebbe riuscito a fare peggio del precedente, indecente Alien vs Predator.
Ma sono generoso e vi regalo una seconda, ovvia, bella notizia: in questo sequel non c’è Bova nel cast, quindi una stellina automatica in più sul taccuino dei voti.

Questo Requiem (speriamo che lo sia davvero) nasce con tutte le caratteristiche tecniche e concettuali del sequel straight to video ma, per la gioia di piccini e piccini, ve lo potrete sorbire in qualche multisala, sapete, quei lager colorati e pieni di luci e droghe che vi hanno costruito fuori dalle mura delle città e verso i quali operate entusiastiche processioni durante il week end e, in occasionali “famolo strano”, anche durante qualche sera della workin’ week.

Visto su grande schermo il film perderà persino quello scarso fascino da opera mediocre recuperata su qualche polveroso scaffale, avete presente, quei titoloni misconosciuti che si sfoderano di fronte all’amico che si crede nerdier than thou e che invece no.

Rimarranno quindi personaggi insipidi che recano ognuno un cartellino con su scritto “Io morirò al 53esimo minuto” “Io mi spoglierò verso la mezz’ora” “Io sono stronzo e la pagherò” “I kick alien ass! But i find time to fuck like a pro too! And I’m also a great housewife, try me!” e altre profonde caratterizzazioni di questo tipo.
Ma, ehi, è un film d’azione, no? Quindi non c’è bisogno d’altro e infatti non c’è altro.
Uh, non c’è nemmeno tanta azione a parte l’occasionale Predator che spara bombe al plasma in giro (a che cavolo gli servono tutti quei gadget se poi ha la mira di Mr Magoo???) o un Alien che ogni tanto che si pappa gente a muzzo.

Sì, lo so, confrontarsi con la franchise più possente della storia e con la santissima trinità Scott-Cameron-Fincher (e non dimentichiamo dall’altra parte Giuda McTiernan) è come cercare di fermare un tir lanciato a 180 all’ora con il respiro di un bambino rachitico affetto d’asma e imbavagliato, ma ci si poteva almeno provare, a soffiare.

E invece traumi, conflitti, mogli e madri cloni di Ripley che regalano utili binocoli a visione notturna alla figlia sotto i dieci anni (da manuale di sceneggiatura a ritroso, eh), bionde che abbandonano squali in cima alla catena predatoria per mettersi con sguatteri da fast food, sceriffi indecisi fra l’inutile e il superfluo e così via


Il resto sono vari stunt in costumi di latex che ricordano molto bene il Predator o l’Alien che si tirano colpi in giro per set male illuminati…
Lo so, da due fratelli registi (voglio dire, ma che cosa malsana, se dovessi lavorare con mio fratello finirei con lo sventrarlo dopo poche ore, non che sia cattivo eh, no, ma…), dicevo, da due registi la cui opera migliore prima di questo filmino erano i video dei Nickelback è già tutto grasso, pardon, acido che cola, ma non è colpa mia se a Hollywood piazzano nerd depressi a scrivere sceneggiature e dei rincalzi videoclippari a girare il tutto.

Fate quel che volete, continuate a dare dei soldi a progetti come questi, correte al cinema e oltre al biglietto pagate anche la sopratassa di pop corn e coca cola (ma che avete tutti quanti? Non mangiate abbastanza a casa? Avete paura di rimanere imprigionati per giorni nei cinema?): darete ai produttori nuove giustificazioni per infilare ancora qualche flebo nelle carcasse di questi mostri e tenerli in vita per ancora qualche episodio. Contenti voi…

Ah, volevo anche dire che se io fossi una bella bambina di 10 anni o giù di lì e mia madre, soldatessa (già quello insomma basterebbe per farmela disconoscere) di ritorno dall’aver preso a calci in culo qualche mangiacapre del deserto, dopo che non ci siamo visti per mesi e tutto, come regalo mi portasse un fottuto binocolo notturno, beh, procederei a illustrarle dove si trova il fodero del suddetto binocolo. A secco. Come piace ai militari.

E i Nickelback provocano enterocolite spastica. Leggere bene le istruzioni per l’uso.

Tuesday, January 22, 2008

HEATH LEDGER RIP

Appena saputo da CNN.
Heath Ledger trovato morto, possibile overdose o suicidio.

Qui la notizia che ho scritto al riguardo per un sito.

Mi aspetto vari coccodrilli, spero che parlino solo dell'attore e non dell'uomo.
Le chiacchiere stanno a zero, chi si riempie la bocca e si lamenta della morte di una persona conoscendola solo per due o tre ruoli e non come essere umano dovrebbe forse pensare prima di parlare, riflettere sulla società dello spettacolo, i media, la privacy e bla bla bla: ci sono ottimi testi in merito a partire dagli anni '50 circa in poi.

Rimangono una manciata di buone interpretazioni, la sua gran cavalcata in tenda con quell'altro EMO-cowboy e una figlia di nemmeno tre anni che ha perso il padre, con possibili effetti a lungo termine disastrosi.
Uh, sì, sui padri che si tirano il colpo lasciando i figli sono un filino suscettibile e non li vedo come sti gran sensibiloni, my fault.

Rivedremo Heath nel ruolo del Joker fra poco tempo (ou, speriamo abbia almeno completato le riprese!), farà un po' strano no? Eh, ma the show must go on e altri bla bla bla...

Men of good fortune often wish that they could die (Lou Reed).

TUTTO IL NERO DEL PIEMONTE

È uscito per la Noubs il volume di racconti a cura di Danilo Arona e Angelo Marenzana.
Fra i racconti figura anche un mio scritto, non posso quindi recensire, mi limito a segnalare la pubblicazione.
Nutrito il gruppo ALIA, che è garanzia di serietà e qualità.

Danilo Arona ha fatto un ottimo lavoro, giudicherò in seguito l’operato della Noubs in base a diffusione e promozione del volume.

Copio/incollo dati e quarta:

Noubs
Tutto il nero del Piemonte
aa. vv.
€ 13,00 pp. 230

Una regione italiana. I suoi misteri, i suoi scheletri nell’armadio, le nebbie, le ombre, esplosioni di violenza insensata e momenti di struggente tenerezza. Ventidue scrittori, varianti di un lungo e piacevole brivido che ci confermano, ognuna nella propria, straordinaria e reciproca diversità, come il Piemonte sia, forse, la regione più noir e più sconcertante dello stivale.

Storie “ai confini della realtà”, eppure marchiate dal più incontestabile realismo. Thriller, racconti di formazione, crime novels, horror, docu-drama o quel che altro volete, ma i tentativi di definizione proprio non si prestano a ingabbiare le diverse “stanze” di quest’antologia: ventidue Maschere di Vita e di Morte con autori di straordinaria importanza (tra i quali è obbligo almeno menzionare Sergio Pent, Davide Cavagnero, Alessandro Defilippi. Angelo Marenzana, Edoardo Angelino e l’eccelso padre “fondatore” Iginio Ugo Tarchetti).

Ma, senza ricorrere a sciocche classifiche di merito, tutti e 22 in grado di condurci per mano in un “perturbante” labirinto attraverso le valli, la provincia, l’alienazione metropolitana, le montagne, il passato e il presente di una regione enigmatica e “Ombrosa”... che qualcuno ha definita la Transilvania d’Italia.

Danilo Arona - Giorgio Bona - Angelo Marenzana - Mariangela Ciceri - Desirée Coata - Sergio Pent - Davide Cavagnero - Paola Caretti - Claudio Braggio - Matteo Severgnini - Raffaella Testa - Alessandro Defilippi - Edoardo Angelino - Iginio Ugo Tarchetti - Massimo Soumaré - Fulvio Gatti - Elvezio Sciallis - Gian Maria Panizza - Massimo Citi - Silvia Treves - Davide Mana - Selene Pascarella

Chi desidera ordinarne una copia contatti la Noubs QUI.

Keep on rockin’!

Monday, January 21, 2008

SAW IV (2007)

SAW IV
2007, USA, colore, 95 minuti

Regia: Darren Lynn Bousman
Soggetto/Sceneggiatura: Patrick Melton, Marcus Dunstan e Thomas Fenton
Produzione: Lions Gate Films, Twisted Pictures

Jigsaw (l'Enigmista) e la sua apprendista Amanda sono morti, mentre Jeff Reinhart è ancora intrappolato nel labirinto alla ricerca di sua figlia e di una via di fuga.

Nel frattempo due profiler dell'FBI, Agent Strahm and Agent Perez, arrivano a dare soccorso alle autorità che si occupano del "fascicolo Enigmista" affiancando il veterano detective Hoffman nelle indagini sul pericoloso serial killer. Indagini che sembrano non essere destinate ad avere termine.

Qualcuno infatti rapisce Rigg, il comandante della squadra SWAT, e lo costringe a "giocare" in una nuova serie di trappole, trabocchetti e indovinelli del tutto simili a quelli dell'Enigmista.
L'uomo ha solo 90 minuti di tempo per risolvere la sua situazione, o dovrà affrontare conseguenze letali...

Lo so.
Dovrei liquidare questi sottoprodotti di scarto con una frase standard, da utilizzare per sempre in casi come questo.
Qualcosa tipo “film inguardabile”, “spreco di celluloide”, “braccia mica tanto rubate all’agricoltura perché non servirebbero nemmeno a spalar letame”. Qualcosa del genere, insomma.
Invece persevero e mi dilungo ancora un po’ sul quarto episodio di una franchise che al primo capitolo aveva già detto/dato tutto e la cui agonia somiglia a quella del suo protagonista: entrambi infatti sono affetti da un disastroso cancro.

Saw IV sembra la versione scemo più scemo di quei giochini frustranti tipo Riven o Myst, con personaggi rubati da qualche album di disegno delle elementari (ma di un bambino non particolarmente brillante), il tutto, ovviamente, di puntata in puntata sempre più stupido ma sempre più colorato e con le trappolone che sono una figata.

Intendiamoci, una figata per lo spettatore medio del sabato pomeriggio: adolescente, QI a livello defilippiano, cellulare in una mano, popcorn nell’altra, cocacola nella terza e se gli va bene la tettina della sua amichetta di turno nella quarta.

La trama tratta di una specie di supercriminale, ricchissimo e in quanto ingegnere capace di allestire trappole micidiali anche dopo morto e con il potere aggiunto di lanciare raggi di dominazione telepatica che convincono gente presa a caso a diventare come lui.
Che è poi il mistero della serie in quanto non si capisce bene cosa voglia questo supercriminale: almeno gente come Lex Luthor o Goblin sono più o meno chiari, lui no perché è un super genio del male. Con la m minuscola, come in microcefalo.

Avete presente quando si giocava in cortile da piccoli, e magari si fissavano le regole per il gioco ma poi c’era sempre quel bambino odioso, di solito biondino con le lentiggini e le gambe storte, che se qualcuno riusciva a vincere ci diceva che le regole non erano esattamente come avevamo capito e fissato prima?
Ecco, la saga di Saw funziona così, con il bambino in questione che peggiora a ogni giro e bara sempre di più.

Detto in breve: la scusa per far vedere trippa e tortura.
Ognuno ha la sua cup of tea, ovvio, la trippa e la tortura gratuita non sono esattamente il mio forte e allora mi vien da ridere.
Le risate cominciano già forti durante l’autopsia iniziale (cioè, la versione McDonald-for dummies dei mediometraggi di Nancho Cerdà) e continuano a ogni botta di delirante dialogo, a ogni trappolone tanto noioso quanto macchinoso, a ogni dissolvenza così odiosa da farti venire voglia di scagliare l’ambiziosetto Darren Lynn Bousman (una delle moderne tragedie dell’horror, insieme a Roth, Zombie e compagnia danzante) in una delle camere da tortura da lui messe in scena, a sua scelta.

Tutti questi film ricadono sotto la legge della ripetitività e dei diminishing returns, ma a nessun produttore sano di mente potrà mai importare, visto che a ogni nuova uscita si tirano su almeno un centinaio di milioni di dolari finito il giro sala+dvd. Aspettatevi quindi Son of Jigsaw, Saw: The Legacy e il basilare Saw The Beginning: how he became such a dumbass, flatlined jerk.

L’unica opzione che poteva non dico salvare il film ma perlomeno riscattarne qualche parte era giocare sui terreni della parodia consapevole, degli inner jokes e così via, in pratica girando un Scary Movie sui tre Saw precedenti, ma Bousman se la tira troppo per scendere al suo livello d’appartenenza.
Ecoci quindi ad annoiarci e ronfare di fronte all’ennesima sequela di stanze sporche (per Pazuzu, ok la tortura, ma perchè queste stanze sono SEMPRE così luride, con tutti quei soldi potrebbe permettersi un esercito di colf messicane, maledizione, se devo morire vorrei farlo evitando di beccarmi una infezione!), robi meccanici atti a far crepare la gente in modi che paiono fantasiosi ma sono infine ripetitivi e gente che indaga per inciampo, cioè si aggirano senza mai sapere nulla poi cascano su un indirizzo o ricevono una telefonata dalla centrale che gli spiega il passo successivo.

Il tutto con la pretesa estetica di un Seven ma con il risultato finale di un telefilm poliziesco dei primi anni novanta, e nemmeno uno dei migliori.

Vorrei potervi dire che alla fine muoiono tutti e l’Afghanistan nuclearizza l’area ma non accade così quindi rassegnatevi.
Ben tre persone per scrivere una cosa che di solito ci pensano i giornalisti co.co.co. durante la pausa pranzo, complimenti.
State lontani da questo mucchio d’immondizia, se volete delle morti fantasiose ripassatevi qualche Final Destination (mamma mia, quanto ho rivalutato quella serie nel corso degli anni!) e scrivete una petizione alla Lions Gate per impedirgli successivi massacri.
O anche solo per dir loro: You guys suck! Big time!

Sunday, January 20, 2008

THE WEEKLY TRADE ROUND UP 1

I Portishead, tornati in piena attività, andranno in tour! E verranno in Italia! Dieci anni di assenza... Comincio a mettere da parte i soldini.

Massimo Fini perde sempre più colpi e spara sempre più cazzate, è la vecchiaia.

Mia recensione a Leoni per agnelli, più “leggerina” di altre perché un film demente e noioso come questo non merita serietà.

Ricevuto Libri Nuovi 44 (grazie, you guys rock!), ne parlerò a fine lettura. E proverò nei prossimi mesi a scrivere qualcosa per loro, mi piacerebbe contribuire. Anche a Fata Morgana. Ma ne parlerò più avanti.

CHRON 2 di Filippo Messina (ne ho letto il primo episodio, buone idee, ottimi margini di miglioramento!).

Migliore recensione ever, peccato sia stata scritta per un’opera che non merita attenzione.
Gamberetta, porcamiseria, usa il tuo volume di fuoco su bersagli più degni, non sprecarti così!

Ascolti settimanali:
The Sunday Drivers Tiny Telephone (madò, OC sotto Prozac, uccideteli per favore, possibilmente chiudendoli in una asciugatrice insieme a dei chiodi arrugginiti).
31 knots The days and nights of everything anywhere (Ohhh, bravi, si respira).
Bon Iver For Emma, forever ago (ronf, zzzz… eh? Togliete OC, lasciate il Prozac… Ma che succede alla musica?).

Alla prossima domenica per un nuovo round up!

Saturday, January 19, 2008

30 GIORNI DI BUIO (2007)

30 DAYS OF NIGHT
2007, Nuova Zelanda/USA, colore, 113 minuti

Regia: David Slade
Soggetto/Sceneggiatura: Steve Niles, Stuart Beattie, Brian Nelson da un fumetto di Steve Niles e Ben Templesmith
Produzione: Columbia Pictures, Dark Horse Entertainment, Ghost House Pictures

Il punto debole dei vampiri, lo sappiamo tutti, è la luce del giorno. Immaginate allora il paese di Barrow, in Alaska, dove il sole non si fa vedere per più di 30 giorni, da metà novembre a metà dicembre e la popolazione cala da più di 500 a poco più di 100.

Lo sceriffo Eben scopre, poco prima che la lunga notte abbia inizio, che i cellulari del paese sono stati tutti rubati e bruciati mentre il centro di comunicazione è gravemente danneggiato.

Un gruppo di vampiri ha circondato Barrow e si appresta a dare la caccia e sterminare l’intera popolazione con un mese di buio a disposizione. C’è solo una flebile speranza per gli abitanti della cittadina...

Sono andato a rileggermi la recensione che avevo scritto per il fumetto da cui è tratto questo film e, pur vergognandomi per una scrittura così grezza, brutta e per l’eccessivo entusiasmo, rimango sostanzialmente dello stesso parere: al tempo si trattò di una notevole boccata d’aria fresca e quel testo (mi rifiuto da un po’ di tempo di usare il termine graphic novel, lo ritengo lesivo della dignità del media fumetto) è uno dei principali responsabili del ritorno dell’horror nel campo delle nuvole parlanti.
Sulla carta c’erano tutti gli ingredienti per rovinare una ricetta del genere portandola al cinema: produzione con lo zampino di Sam Raimi (la cui Ghost House Pictures non è esattamente una compagnia affidabile); un regista, David Slade di Hard candy, di stampo classico, più interessato a dinamiche cassavetiane che alla gestione di un massacro cittadino di queste proporzioni; troppa gente a pasticciare con lo script nel tentativo di obbedire a mamma Columbia.

E, indubbiamente, questi fattori hanno pesato in modo irrimediabile nel distanziare il prodotto finale dalla fonte originale: personaggi stravolti, sub-plot evirati e installazione di generatori di entropia logica in alcuni momenti della trama.

Eppure.
Eppure il film funziona su molti livelli, riuscendo a equilibrare le pecche e fargli guadagnare molti punti sul mio personale taccuino.
La perdita delle sottotrame (specie quella della nera di New Orleans che indagava a distanza) snellisce il plot e permette di concentrarci su un assedio romero-carpenteriano; l’assenza di ogni tipo di spiegone paraculo sull’origine e natura di questi vampiri è accolto con un sospiro di sollievo (una volta per tutte, cerchiamo di mettere a fuoco che è sempre il COME, mai il PERCHÉ, ok?) e i personaggi, pur monodimensionali e comprati al LIDL dei characters durante i saldi annuali, riescono comunque a funzionare egregiamente.

Così come funzionano gran parte degli attori, persino quel Josh Hartnett che sembra sempre sul punto di diventare un attore di qualche peso e ogni anno rinvia la metamorfosi.
Naturalmente a brillare sopra tutti è Danny Huston nei panni di Marlow, il capobranco delle bestie non-morte: aveva già regalato ottime prove in carriera, su tutte quella in The Costant Gardener.

Ma il punto focale, il perno del film sono i mostri stessi.
Sono stanco di vampiri in latex e cuoio recampati dai tagli di montaggio di Matrix; stanco di succhiasangue vestiti come froci pronti a disquisire di pomponi filosofico/estetici al suono dei Rolling Stones; stanco degli “infetti” proni allo spleen della loro condizione malata, un dito puntato su Dio a maledirlo e uno al Diavolo a dirgli “No, no, resisterò!”…

Benvengano quindi queste bestie assurde, finalmente MONSTRUM, finalmente ALIENO, che non si degnano nemmeno di parlare la nostra lingua se non per avvisarci che non sentono puzza di Dio, in uno dei momenti migliori del film.

Film che viaggia sulle onde della ciclotimia ma che ogni volta che stiamo per dire “eh ma che palle!” ci regala una scena, uno sprazzo, un istante valido, pronto a farci ricredere.
Un'Alaska ricreata in Nuova Zelanda ma non per questo meno credibile; una memorabile ripresa dall’alto durante il grand guignol; una romeriana bimba zannuta; decapitazioni e spruzzi di sangue che spicca sul bianco della neve; il linguaggio dei vampiri e le loro cacce, il loro sguardo perplesso e divertito sul gregge…

Questi sono vampiri diversi, insieme a Blade 2 i migliori del decennio, una nuova razza slegata da ricordi, bisogni, logiche ed emozioni umane, una razza vincente, in continua evoluzione e non solo priva di qualsiasi forma di empatia (o peggio ancora, dio mio, amore!) nei confronti di noi umani ma (ed è il thinkin’ outside the box del film) priva persino di qualsiasi tipo di “confronto” con noi.

Parlereste voi a un piatto di spaghetti al ragù? Sì, al massimo per dirgli “buono!” prima di affondarci la forchetta.

Peccato quindi che, svoltata la figura del nemico in questo modo, lo script poi rimanga sostanzialmente fedele al fumetto nello svolgimento del finale e non permetta quindi al risoluzione logica di una vicenda del genere: la capitolazione dei dinosauri umani di fronte ai nuovi mammiferi in grado di rubar loro le uova, ovvero il finale nella neve della cosa carpenteriana (lui sì che aveva palle e nervi saldi).
Ma that’s Hollywood, baby, e l’eroe vince e il sole sorge e invece delle lacrime nella pioggia abbiamo cenere nella neve.
Pazienza, buon film comunque, obbligatorio per i true believers là fuori e qui dentro!

Uscita italiana: 6 febbraio.

Lenny Nero (ciao Lenny!) non la pensa del tutto come me ma segnalo la sua recensione (e il suo sito, che regala spesso ottime segnalazioni cinematografiche).

Qualche frase, in inglese, particolarmente riuscita:

Sheriff Eben Oleson: Hell of a day.
The Stranger: Just you wait.

Marlow: That which can be broken must be broken.

Marlow: When man comes up against something he can't destroy, he destroys himself instead.